Una stagione all’inferno: Niandra LaDes and usually just a t-shirt

«Così grande è la dolcezza della gloria che, a qualunque oggetto si riferisca, fosse pure la morte, la desideriamo», recitava Blaise Pascal. Ci sono stati anni in cui John Frusciante la morte l’ha vista molto da vicino e, ad un ...

«Così grande è la dolcezza della gloria che, a qualunque oggetto si riferisca, fosse pure la morte, la desideriamo», recitava Blaise Pascal. Ci sono stati anni in cui John Frusciante la morte l’ha vista molto da vicino e, ad un certo punto, l’ha desiderata forse più della gloria. Frusciante è stato uno degli esempi più visibili e universalmente noti dell’altra faccia del successo. Nel 1994 cominciò a girare un video promozionale del suo primo album da solista dopo l’uscita (la prima) dai Red Hot Chili Peppers, di cui era il chitarrista dal 1988, dopo la morte per overdose di Hillel Slovak, co-fondatore del gruppo assieme a Anthony Kiedis, Flea e al batterista Jack Irons (a cui succederà Chad Smith). Il clip del 1994 è una testimonianza palese delle condizioni psicofisiche in cui versava quello che oggi è considerato uno dei migliori chitarristi rock (qualche anno fa è stato nominato uno dei tre ‘Guitar Gods’ insieme a John Mayer e Derek Trucks). Come se non bastasse, intorno al 1996 venne rilasciata da Frusciante un’allucinante intervista, cruda e delirante testimonianza delle sue condizioni di vita: le immense fortune guadagnate nella prima fase della sua carriera erano andate, letteralmente, in fumo e viveva in condizioni igieniche e sanitarie orribili. Ci penserà l’amico Johnny Depp a documentare il tutto in un filmato intitolato Stuff.

Piccola digressione. Frusciante arriva nei Red Hot a fine anni Ottanta, poco più che diciottenne. Due album di successo, Mother’s milk (1989) e Blood sugar sex magik (1991), poi la svolta: John Frusciante esce dal gruppo, per dirla alla Brizzi. Segue qualche apparizione pubblica fino al 1993, anno in cui assiste alla morte di uno dei suoi migliori amici, l’attore River Phoenix. Il nostro subisce un duro colpo. L’avvenimento non è meno traumatico per Flea (amico fraterno di River, con cui aveva recitato nel film di Gus Van Sant, Belli e dannati), il quale cade in una profonda depressione. Frusciante, da parte sua, comincia ad abusare sempre più spesso delle droghe che da anni è solito assumere. Si dice che sia stata la sua compagna di allora, Toni Oswald, a iniziarlo all’eroina: ma John è, comunque, già da tempo dipendente da alcool, cocaina, crack e chi più ne ha più ne metta. I risultati? A neanche trent’anni gli vengono sostituiti tutti i denti a causa di un’infezione in bocca, che avrebbe potuto sfociare in qualcosa di molto più serio e letale; le braccia sono completamente bruciate (Frusciante non ha mai imparato a iniettarsi la “roba”), senza contare che “per sbaglio” ha dato fuoco alla sua casa, rimanendo a sua volta gravemente ustionato. Nel 1998 torna un po’ barcollante nei Red Hot, riprendendo il lavoro con l’album Californication e concludendolo (sembra definitivamente, ma trattandosi di Frusciante non si sa mai) con Stadium arcadium nel 2006, passando il testimone all’amico e collaboratore Josh Klinghoffer.


Niandra LaDes and usually just a t-shirt, del 1994, è il primo dei suoi lavori da solista. Chi è Niandra LaDes? Niandra LaDes è John, o meglio, la controparte femminile di John. La copertina dell’album richiama Marcel Duchamp nei panni di Rrose Sélavy, fotografato da Man Ray. Il lavoro è dedicato alla figlia di Flea, Clara, nata nel settembre 1988 dall’unione del bassista con Loesha Zeivar, e si divide in due parti: Niandra LaDes, una specie di concept, e Usually just a t-shirt, composta da brani senza titolo, per la maggior parte strumentali.

Registrato con due chitarre (un’acustica e un’elettrica), una tastiera e un mixer, l’LP si rivela di ascolto tutt’altro che facile. Eppure, nonostante l’impressione di cacofonia che si percepisce in molti brani, le melodie si basano su un gioco di dissonanze che l’americano non ha più eguagliato negli album successivi. Alcune track contengono ottimi assoli (tipo Big takeover, cover dei Bad Brains), in cui la voce di John raggiunge acuti altissimi, anche se non sempre in armonia con la musica – vedi Running away into you, che rimane comunque uno dei brani più interessanti della raccolta, grazie alla dolcezza essenziale di testo e musica. Mascara è un altro piccolo gioiellino, un pezzo idealmente diviso in tre parti: un’introduzione, un secondo momento a due voci, in cui Frusciante infierisce sulla chitarra con una tecnica molto vicina allo slap, e una conclusione che, partendo da un «I’ve been insane…», raggiunge l’apice della tensione sonora ed emotiva che s’interrompe sulle parole «without you» (gli ultimi dieci secondi musicali di Mascara sono le prime note di un pezzo che verrà sviluppato successivamente e inserito nel lato B di un extended-play del 1997, in edizione limitata, intitolato Estrus EP). La successiva Been insane ne riprende in parte il tema, risultandone una versione alternativa più lenta e con qualche variazione negli accordi. Altre tracce da segnalare sono sicuramente My smile is a rifle, costituita da un riff piuttosto semplice (Lam – Sol), ma orecchiabile, e Your pussy’s glued to a building on fire.

Niandra LaDes and usually just a t-shirt rappresenta il punto di partenza della crescita umana e professionale di Frusciante, che negli ultimi anni si è avvicinato a stili diversi, arrivando persino a sperimentare, in alcuni suoi lavori, una musicalità molto vicina a gruppi come New Order (To record only water for ten days) o a realizzare splendide ballate come The mirror, The will to death (contenute in The will to death) o Scratches (da Inside of emptiness). Quest’ultima evoluzione influenzerà anche il sound dei Red Hot da Californication in poi, privandolo in parte di quelle spinte funk-metal degli esordi o delle tensioni psichedeliche portate in dote da Dave Navarro durante la sua breve permanenza accanto a Kiedis e co. testimoniata da One hot minute.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».