Skinny Puppy – Too dark park

VOTO 8.5
Gli Skinny Puppy non hanno certo bisogno di presentazioni nella scena industrial, di cui sono tra i massimi rappresentanti. Nel 1990, la band diede alla luce uno dei suoi capolavori: Too dark park. Lo stile dell’opera ripesca a ...

Gli Skinny Puppy non hanno certo bisogno di presentazioni nella scena industrial, di cui sono tra i massimi rappresentanti. Nel 1990, la band diede alla luce uno dei suoi capolavori: Too dark park. Lo stile dell’opera ripesca a piene mani dal passato degli Skinny Puppy, ovvero una forma di rock elettronico, fortemente distorto, con campionamenti e inserti vari. Il prodotto finale è davvero difficile da definire: gli Skinny Puppy sembrano saltare tutte le tappe catapultando l’ascoltatore dentro quel luogo oscuro della mente dove prendono vita gli incubi.

I suoni cadenzati, la voce distorta del cantante Ogre, la drum machine: tutto rimanda al tema caro al combo canadese: l’orrore. La parte strumentale è affidata invece al genio compositivo di CEvin Key e Dwayne Goettel. Cosa vogliono dirci gli Skinny Puppy? Che cosa va blaterando la voce così cupa di Ogre? Durante i live show, la band usava trasmettere video con vivisezioni, bombardamenti al gas nervino (senza dimendicare una certa morale ecologista che li ha contraddistinti). Il mondo tecnico avanza anche negli aspetti più oscuri, ed è proprio in queste zone d’ombra che la musica di Too dark park vuole portarci. Non a caso la riproduzione videografica del suicidio di Budd Dwyer divenne un must nel tour seguente all’uscita dell’album.

Gli Skinny Puppy non fanno altro che portare al massimo livello ciò che in realtà vediamo tutti i giorni nei telegiornali: un bombardamento mediatico di orrore a cui non possiamo reagire se non semplicemente osservandolo. Nel corso della storia la barbarie non è diminuita: sembra soltanto aver modificato le proprie modalità di trasmissione e riproduzione. Questo è ciò che gli Skinny Puppy hanno visto e che vogliono forse farci vedere.

Reliance wrinkles in the cloth of time unity among

Such a poor existence in this third world

Resistance should be used civil disobedience

Central pivot revolving heated combustion back

To the origin of it all all of it no unwarranted

 

I testi dell’album non sono costruiti seguendo la logica: sono dei veri e propri flussi di coscienza. E dove ci porta la coscienza di Too Dark Park? Direttamente nell’abisso della società contemporanea, in un parco popolato da eroinomani – dove il parco altro non è che il nostro mondo. Provare angoscia nell’ascoltare Too dark park significa semplicemente che gli Skinny Puppy hanno fatto il loro dovere. C’è bisogno di una musica che ci metta così a disagio.  

Luca Badaloni
L'autore

Classe 1991, nella Bottega di Hamlin ho trovato il modo di unire la passione per la musica, la lettura e il cinema. Dopo la formazione liceale ho iniziato l'Università di Filosofia presso Macerata, dove attualmente sto completando i miei studi specialistici in Scienze Filosofiche. Ho in passato collaborato con altri siti e redazioni. Collaboro anche con il sito in lingua inglese www.tasteofcinema.com