Nine Inch Nails – The downward spiral

VOTO 9.0
Dopo le esperienze di Pretty Hate Machine e dell’EP Broken, i Nine Inch Nails decidono di raccontare una storia al loro pubblico. Questo racconto si snoda nell’abisso della mancanza del senso e della distruzione. La storia si ...

Dopo le esperienze di Pretty Hate Machine e dell’EP Broken, i Nine Inch Nails decidono di raccontare una storia al loro pubblico. Questo racconto si snoda nell’abisso della mancanza del senso e della distruzione. La storia si potrebbe riassumere fondamentalmente così: un uomo si rende conto che “Dio è Morto” davvero e ne scopre le conseguenze senza poterle sopportare.

Proprio da tale presa di coscienza deriva la prima traccia Mr. Self Destruct, manifesto della violenza industriale e meccanica che sembra muovere il lato inconscio del non precisato protagonista (il quale è, alla fine, proprio il principale compositore, Trent Reznor). Dalla mancanza di senso, ogni relazione con il mondo e con la società perde coerenza e si sfoga completamente nel canto fine a se stesso o nell’edonismo più totale. Esemplificative in tal senso sono Heresy e Closer. Tanto è la prima è danza della vittoria al funerale divino quanto la seconda è l’abbraccio voluttuoso del mercato sessuale. Il protagonista/Trent si rende allora conto che ogni cosa che tocchi è destinata alla polvere e la dimenticanza (Ruiner) e che questo cambiamento (The Becoming) conduce in un luogo oscuro da cui è difficile emergere, entrando così in contrasto con la volontà di felicità a cui assurge sempre l’essere umano (I do not want this).

I have lived so many lives all in my head

don’t tell me that you care

there really isn’t anything, is there?

you would know, wouldn’t you?

you extend your hand to those who suffer

to those who know what it really feels like

to those who’ve had a taste

like that means something

and oh so sick I am

and maybe I don’t have a choice

and maybe that is all I have

and maybe this is a cry for help

Nemmeno una relazione sembra poter curare questa maledizione anti-divina che infesta la mente del protagonista, e la volgarità diventa l’atto istintivo e grottesco(Big man with a gun); sorge così il sospetto che tali necessari e meccanici bisogni alla fine cancellino l’humanitas (Eraser). Oppure che sia proprio ciò che ci circonda a consumarci ineluttabilmente (Reptile). Alla fine tutto converge verso quel destino fatale spiraliforme e terribilmente buio da cui non sembra esserci salvezza. Eccoci finalmente al cospetto di Downward spiral, che dà nome all’intero disco. E così l’unica realtà diventa il dolore e la struggente Hurt chiude questo capolavoro.

L’album non presenta punti deboli, e ogni traccia, essendo costruita magistralmente in ogni sua sfumatura, mostra la sua forza. Va sicuramente menzionata l’ultima traccia, la quale, a parte cover autorevoli, mostra soltanto qua, alla fine di un percorso narrativo ben preciso, la sua struggente bellezza e drammaticità. I suoni sono profondamente cupi, industriali e marziali, le chitarre come rasoi e una sorta d’inquietudine muove segretamente ogni nota. La spirale tracciata da Trent Reznor è inesorabile, e la sorprendente lucidità con cui ci accompagna verso quest’abisso meraviglia ancor di più e mostra la sua abilità di musicista. I Nine Inch Nails ci regalano un capolavoro leggendario che si mostra in tutta la schopenhaueriana forma, più che in un nietzschiano canto mattutino.

Luca Badaloni
L'autore

Classe 1991, nella Bottega di Hamlin ho trovato il modo di unire la passione per la musica, la lettura e il cinema. Dopo la formazione liceale ho iniziato l'Università di Filosofia presso Macerata, dove attualmente sto completando i miei studi specialistici in Scienze Filosofiche. Ho in passato collaborato con altri siti e redazioni. Collaboro anche con il sito in lingua inglese www.tasteofcinema.com