Death in June – Brown book

VOTO 9.0
Si presentano con un bel Totemkompf cerchiato con un piccolo sei: questo sono i Death in June secondo Douglas Pierce nel 1987, anno in cui esce Brown book. Si tratta dell’album con cui la band approda definitivamente al neofolk. Se prima ...

Si presentano con un bel Totemkompf cerchiato con un piccolo sei: questo sono i Death in June secondo Douglas Pierce nel 1987, anno in cui esce Brown book. Si tratta dell’album con cui la band approda definitivamente al neofolk. Se prima il genere principe era un post-punk con influenze marziali ed elettroniche, con Brown book arriva la conferma della svolta iniziata nel 1986 con The world that summer.

I Death in June hanno fatto della provocazione, dell’interesse per le Sturmabteilung, delle rune, dell’occulto, dei veri e propri cavalli di battaglia. Le canzoni di Brown book hanno un incedere peculiare, passano dalla nenia alla ballad marziale all’inno. Si ha quasi la sensazione di essere dentro un sogno fatto di turbolenze e spasimi, tranquillità e rimembranze. Non sembrano esserci confini: Douglas Pierce narra il suo piccolo mondo battagliero e la narrazione non ha limiti.

This cry for the moon

And a dagger’s thrust

With your hair of flaming blooms

And your eyes of saintly dusk

Then my lonliness closes in

So, I drink a German wine

And drift in dreams of other lives

And greater times…

Non è possibile prescindere dal retroscena culturale dei Death in June per poterli comprendere appieno. Dal punto di vista strettamente musicale, la faccenda non è per nulla complicata, grazie all’incedere quieto della chitarra acustica di Douglas e ai vari intermezzi di campionamenti e registrazioni. Quello che l’ascoltatore dovrebbe fare è chiedersi: come mai tante citazioni particolari e provocatorie? Ancor meglio, come mai tali provocazioni suonano così affascinanti? Sentire la title-track per rendersi conto come l’Horst Vessel Lied venga trasformato in intermezzo (proprio per questo la band è stata bandita dalla Germania).

Con Brown book i Death In June non solo propongono un piccolo capolavoro oscuro ma riescono ad addolcirlo, ed è sufficiente ascoltare Runes and men o To drown a rose per rendersene conto. Con quest’album la band ha impresso una svolta ad un intero genere, che a cavallo tra anni ‘80 e ‘90 ha gettato uno sguardo unico sul concetto di musica. Uno sguardo particolare e sperimentale, oscuro, ma che, proprio come i Death in June, non passa inosservato.

Luca Badaloni
L'autore

Classe 1991, nella Bottega di Hamlin ho trovato il modo di unire la passione per la musica, la lettura e il cinema. Dopo la formazione liceale ho iniziato l'Università di Filosofia presso Macerata, dove attualmente sto completando i miei studi specialistici in Scienze Filosofiche. Ho in passato collaborato con altri siti e redazioni. Collaboro anche con il sito in lingua inglese www.tasteofcinema.com