Brunori SAS – Vol. uno

VOTO 7.0
«Il ricordo dei 90 è legato essenzialmente agli ascolti, mentre gli 80 sono immagini, e i 2000 sono cambiali». Dario Brunori è così: ironico, romantico, disilluso, leggero se si vuole, ma mai frivolo. E ti conquista al primo ascolto, ...

«Il ricordo dei 90 è legato essenzialmente agli ascolti, mentre gli 80 sono immagini, e i 2000 sono cambiali». Dario Brunori è così: ironico, romantico, disilluso, leggero se si vuole, ma mai frivolo. E ti conquista al primo ascolto, senza gli isterismi delle distorsioni elettriche o delle parole di Majakovskij (vedi Il Teatro degli Orrori). Nove pezzi in poco più di mezzora che scorrono via veloci, lasciando affiorare dietro di loro la patina dei ricordi sbiaditi al sole di giorni trascorsi inventando un mondo (Nanà).

L’artwork del disco è semplicemente stupendo, oltre che coerente al progetto nel proporre in copertina una foto del cantante a dieci anni, mentre urla in «stile Maradona ai mondiali» davanti all’obiettivo del papà. E in effetti questo disco, vincitore del Premio Ciampi 2009 come miglior esordio dell’anno, non fa che rivangare i ricordi adolescenziali dei trentenni di oggi, alla luce di un ritorno nei luoghi del suo quotidiano cosentino. Ciononostante vengono cantate anche situazioni della nostra contemporaneità, il disagio della precarietà (Imprenditore), ma troppo spesso con l’unico risultato di riempire i cuori di nostalgia alla maniera della Stella d’argento che brilla nel cielo.

Questa dell’ex Blume è una Società in Accomandita Semplice che in realtà sembra più interessata all’amore che alla politica («Paolo non lo sa per chi voterà / sa soltanto che vuole un amore», Paolo), o meglio che, alla maniera di Ivan Graziani, racconta per immagini prima di tutto le persone. l’Italia di Pertini e Bearzot (Guardia ’82), il lavoro di ogni giorno (Come stai), l’Italian dandy stigmatizzato bonariamente, e rimandano tutte in un modo o nell’altro, a Dente, al Bugo della prima ora o, per chiamare in causa la tradizione, a Sergio Endrigo, Piero Ciampi, oltre che a Rino Gaetano o Edoardo Bennato. Il tutto con l’essenzialità di una musica per chitarra e voce autentica, spogliata dei barocchismi inutili e accompagnata dalla batteria minimal di Massimo Palermo, dall’hammond di Dario della Rossa, dal sax di Mirko Onofrio e con Simona Marrazzo ai cori. Altro dettaglio tutt’altro che trascurabile riguarda il booklet dell’album, che è emblematicamente corredato da testi ed accordi, dunque ancora una volta in piena sintonia con lo spirito di queste canzoni da intonare al chiaro di luna in un falò sulla spiaggia.