Horror music: i dischi da non ascoltare al buio!

L'orrore corre sul giradischi. Black Sabbath, Alice Cooper, Bauhaus, Marilyn Manson e Nick Drake: ecco gli album di horror music, da non ascoltare al buio!

Che festeggiate o meno Halloween, la “notte delle streghe” è un ottimo modo per scoprire film, libri e dischi horror , in grado di stuzzicare le paure più profonde, gli incubi più repressi, le angosce più arcaiche. Perché? Perché ci piace, in fondo. Per masochismo? No, perché la paura è un meccanismo di sopravvivenza estremamente potente, che rivela molto di noi. Libri, film e dischi ci permettono di impacchettare il male in una confezione rassicurante, di saggiarne il brivido quasi erotico senza che nulla possa accaderci realmente, regalandoci però, al tempo stesso, il più potente dei sollievi: la catarsi.

E così, tra una replica di Masters of horror, un cofanetto di Twin Peaks, un’occhiata alla trilogia di Sam Raimi (La casa, La casa 2 e L’armata delle tenebre) ed altri capolavori del cinema horror (per non parlare delle pagine incantevoli di Edgar Allan Poe o Stephen King), eccovi anche un po’ di dischi “d’atmosfera”. Black Sabbath, Alice Cooper, Bauhaus, Marilyn Manson e Nick Drake (sì, anche lui) regalano sempre brividi sinceri, dunque sono perfetti da ascoltareper fare una passeggiata sul dark side. Se poi non ne avete abbastanza, leggete l’articolo fino in fondo: troverete molti altri suggerimenti per arricchire la vostra discografia horror!

Black Sabbath – Black Sabbath (1970)

Con un nome così, potevano non essere in questa lista? Per la scelta del monicker, la band inglese si ispirò ad un horror cult di Mario Bava, I tre volti della paura (1963): il bassista Geezer Butler scrisse una canzone che riprendeva il titolo internazionale del film (Black sabbath appunto, “sabba nero”) e Ozzy Osbourne e gli altri decisero che quello doveva essere il nome del gruppo. L’omonimo album di debutto è considerato un classico del rock ed uno degli album progenitori dell’heavy metal. Merito di pezzi come N.I.B., la title-track (che sfrutta gli intervalli di tritono, considerati satanici nel Medioevo), Wicked woman, The wizard, che, tra riff granitici, armonie hard blues, liriche esoteriche e insospettabili inflessioni jazz (il drumming di Bruford), superano Cream e Led Zeppelin e spingono l’hard blues e la psichedelia in territori decisamente dark.

Alice Cooper – Killer (1971)

Alice Cooper è la maschera regina dello shock rock, la versione grandguignolesca del glam di Marc Bolan e David Bowie. Vincent Furnier inventò il suo giocattolo alla fine degli anni ’60. Le versioni qui divergono. C’è chi dice che Alice Cooper è il nome di una strega bruciata a Salem nel 17° secolo (se volete approfondire il tema, date un’occhiata al bellissimo film di Rob Zombie, uno dei migliori eredi della tradizione di Cooper). Lo stesso Furnier, nella sua autobiografia, scrive che l’idea gli venne quando fu costretto a cambiare il nome della sua band (Nazz, come il gruppo di Todd Rundgren): Alice Cooper era perfetto, perchè “evocava l’immagine di una ragazzina con un lecca lecca in una mano e un coltello da macellaio nell’altra”. La messa in scena live di Alice Cooper si nutre di ghigliottine, forche, maschere e sangue in abbondanza. La musica? Un rock truculento, grossolano, ma comunque d’impatto e divertente, come quello di Killer, che contiene alcuni numeri perfetti per Halloween: Under my wheels e Dead babies.

 

Bauhaus – In the flat field (1980)

Northampton, 1978. I fratelli Kevin e David J Haskins, e Daniel Ash, cercano di sfondare con la loro musica, senza troppo successo. Le cose cambiano quando incontrano il cantante Peter Murphy. Pallido, scheletrico, grande carisma: è lui il catalizzatore dell’energia gotica che percorre i Bauhaus (il nome è preso dalla celebre scuola d’arte tedesca). Nel 1979 esce un singolo che farà epoca, il “manifesto” del rock gotico: Bela Lugosi is dead, nove minuti di bassi galoppanti, crooning decadente e atmosfere morbose. Il brano non finì però nel disco di debutto della band, il notevole In the flat field. I toni gotici degli esordi si sviluppano e si spalmano su nove brani, influenzati dal glam e dal punk ma sufficientemente ruffiani da poter essere definiti anche “pop”. Tra i capolavori della band, Dark entries, St Vitus dance, Double dare e Stigmata martyr. Persino più dei Joy Division (la cui angoscia è decisamente più esistenziale), i Bauhaus rappresentano la sintesi estrema del dark punk.

 

Marilyn Manson – Antichrist superstar (1996)

L’8 ottobre del 1996, il “born villain” Marilyn Manson dà alle stampe il seguito del debutto Portrait of an American family (1994). Provocatorio sin dal titolo (una storpiatura del celebre musical hippie Jesus Christ superstar), l’album è un bell’impasto di glam rock (David Bowie), shock rock (Alice Cooper) e industrial (tra i produttori c’è anche Trent Reznor dei Nine Inch Nails). Antichrist superstar è un concept album autobiografico, ispirato alle teorie superomistiche di Nietzsche. Protagonista, l’alter ego di Manson, The Worm, che cerca di farsi largo in un mondo dominato da orrore e sofferenza per entrare a far parte dell’elite (le “beautiful people” di cui parla uno dei pezzi più riusciti dell’album). La storia prosegue sui due dischi seguenti, Mechanical animals e Holywood; anzi, i tre dischi sono in ordine anticronologico, perciò Holywood è l’inizio dell’avventura di The Worm, Mechanical animals la prosecuzione e Antichrist superstar è la conclusione (rappresentata dalla metamorfosi da verme ad angelo). Una rappresentazione horror decisamente affascinante della società dello spettacolo, condotta a suon di riff brucianti, spettrali innesti elettronici ed esplosioni vocali psicopatiche.

 

Nick Drake – Pink moon (1972)

Suoni acustici, voce soffusa, l’influenza del folk britannico e della psichedelia più dolce: con questi ingredienti, può sembrare strano trovare Pink moon, capolavoro di Nick Drake, in una playlist dedicata alla musica horror. E invece no. Perché se l’ascoltiamo bene, il terzo e ultimo album del cantautore inglese, se non proprio horror, è comunque tutto meno che rassicurante. Le 11 tracce (incise in appena due notti) si nutrono di un simbolismo spettrale, raccontano storie di solitudine, angoscia, alienazione. Drake mormora le sue visioni a base di lune rosa, parassiti, clown, come in trance, accompagnato dalla sola chitarra acustica e da qualche leggero tocco di piano. Il fascino di Pink moon è anche legato alla tragica fine di Drake, che morì due anni dopo per aver ingerito una dose eccessiva di barbiturici (suicidio o errore? Non è ancora chiaro). Da questa prospettiva, Pink moon (e in particolare il pezzo di chiusura, From the morning), con la sua tenera ineluttabilità, la sua fragile compostezza, suona come il commiato da un mondo che Drake, fin quando era vito, non l’ha mai capito.


Non ne avete abbastanza, vero? Ecco altri dischi che fanno al caso vostro!

Joy Division – Closer (1980)

Einstürzende Neubauten – Kollaps (1981)

Current 93 – Nature unveiled (1984)

Slint – Spiderland (1991)

Nine Inch Nails – The downward spiral (1994)

Dead Can Dance – Anastasis (2012)

The Soft Moon – Zeroes (2012)

Esben and the Witch – Wash the sins not only the face (2013)

Have a Nice Life – The unnatural world (2014)

Fantomas – Delirium cordia (2004)

I capolavori krautrock di Can, Neu!, Amon Düül II, Popol Vuh, Tangerine Dream, Ash Ra Tempel, Klaus Schulze

Inoltre, leggete il nostro speciale sulle 10 più grandi colonne sonore dei film horror!

  • raspamacumba

    Articolo incredibilmente vuoto, ancor più che fasullo. Spero che nessuno abbia pagato per una cosa simile…

  • giacomosport

    Articolo davvero interessante…. non avrei incluso Nick Drake, mi sembra una scelta un po’ azzardata ma comunque ok, bello!

Marco Loprete
L'autore

Copywriter, social media manager, web editor, lanciatore di coltelli.